Dal Decalogo per gli oratori dell’Arcivescovo Mario Delpini

3. L’oratorio organizza il tempo, per celebrare le feste e per vivere lieti i giorni feriali.

Se ripenso alla festa dell’oratorio del settembre scorso, ho ancora i brividi. Pinuccia aveva sbagliato a fare gli acquisti per la cucina e alle 12.30 non avevamo più niente da dar da mangiare; i ragazzi che avrebbero dovuto servire ai tavoli non si sono mai presentati. I giovani, a cui avevo affidato la mostra missionaria per la quale mi ero tanto raccomandato, si sono accorti solo all’ultimo minuto che non avevano stampato neppure una fotografia. Per non parlare dei fuochi d’artificio previsti per la sera, benedetti dal più grande temporale settembrino dell’ultimo decennio. E non posso raccontare del giorno dopo, lunedì: doveva iniziare il catechismo, ma in tutta l’estate non ero riuscito a trovare neppure una catechista, nemmeno una di seconda mano, o di un altro paese, neppure part-time, neppure … Beh no, in realtà le cose non sono andate così, vi ho raccontato quello che è soltanto un brutto sogno, ma grazie a Dio la realtà è ben diversa! La festa dell’oratorio, anche quest’anno, è andata bene, ma per capirla bisogna fermarsi un momento a riflettere…

All’oratorio è affidato un compito, anzi un comando come ci ricorda il nostro arcivescovo: aiutare tutti i nostri ragazzi a vivere con consapevolezza il proprio tempo.

Qualcuno una volta ha detto che il tempo è una forma di attenzione di Dio nei confronti dell’uomo. Dio infatti è colui che è, non ha bisogno del tempo, l’uomo invece ha bisogno del tempo per conoscere la rivelazione di Dio. Questo dono, il tempo, che l’uomo riceve da Dio, ha in sé il valore grande della cura.

Dobbiamo pensare al tempo come ad una lunga strada che si adagia lungo un paesaggio collinare, come quei bei susseguirsi di saliscendi che si trovano in alcune zone della nostra diocesi, ai piedi delle montagne. Questa strada talvolta ci permette di accelerare, altre volte ci chiede di frenare bruscamente, talvolta possiamo azzardare un sorpasso e altre volte incontriamo un lento trattore. Ancora, possiamo fare una sosta per ammirare un grazioso laghetto oppure restiamo ingorgati al semaforo di un industrioso paesino. Questa strada è la vita, che si dispiega giorno dopo giorno e ci permette di incontrare il Signore lungo ogni sua curva e ogni suo rettilineo.

La cura che all’oratorio è chiesta è esattamente quella di conoscere questa strada, rispettarne i tempi, sostenere lo sforzo di chi la percorre. Come fosse l’antica locanda pronta ad accogliere il viandante, qualsiasi fardello si porti dietro.

Ecco quindi che all’oratorio è chiesto di vivere la serena ferialità, il giorno in cui i ragazzi sono impegnati con la scuola; in quei pomeriggi potranno venire in oratorio e sarà un bene per loro.

Cosa dovrebbero trovare? Un posto sicuro, certamente, dove poter giocare (qui ci vogliono dei palloni). Un campetto può essere sufficiente, ma deve essere curato, e deve essere bello anche se modesto, perché la bellezza è la forma di Dio.

Tutto in oratorio deve parlare del Signore, soprattutto nelle piccole attenzioni: un barista disposto al sorriso è meglio di un barista ferreo sulle regole, perché Dio ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma soprattutto ci vuole perdonare sempre. Un vecchio pallone sempre disponibile è meglio del pallone nuovo sotto chiave, perché Dio ci tiene nel deserto per quarant’anni, ma non ci fa mai mancare l’acqua e il cibo.

E non è tutto, l’oratorio è anche il posto dove impegnarsi, rimboccarsi le maniche. Nei giorni feriali non manca mai qualche lavoretto, una volta ci sarà da preparare il salone per l’incontro, un’altra volta ci saranno dei tavoli da spostare, chissà quante volte abbiamo fatto queste cose.

L’oratorio ha bisogno di aiuto dai propri ragazzi e attraverso la quotidianità potremo consegnare ai nostri ragazzi quell’amorevole cura, quella premurosa generosità che a nostra volta abbiamo imparato in oratorio.

Il quotidiano è il tempo della normalità, il tempo della crescita lenta ma continua, il tempo della costruzione delle relazioni. Ma la vita, in particolare oggi, è fatta anche di tempi più vivaci, più allegri. C’è quindi il tempo della festa, che in oratorio ha due volti: la festa eccezionale, come la festa dell’oratorio o il carnevale, e la festa con il Signore, che è la domenica.

La festa eccezionale è un momento quasi imperdibile in oratorio, tante volte sembra che le energie di tutto l’anno confluiscano lì, con uno stile generoso e creativo che è nato proprio nei nostri ambienti. Ci inventiamo la caccia al tesoro più avventurosa possibile, prepariamo gli stand più innovativi, affittiamo i gonfiabili più belli. E poi le nostre cucine sfornano prelibatezze da chef stellati, i nostri uomini non si fermano nemmeno un minuto, pesca di beneficienza e mercatino dei libri fanno concorrenza ai grandi centri commerciali. Forse, ma questo è solo un mio pensiero, dovremmo fare una riflessione su queste grandi feste, perché ormai l’oratorio non è più l’unica “agenzia di intrattenimento”, anzi molti locali hanno imparato proprio dall’oratorio come si organizza un grande evento, e ormai spesso ci superano per capacità di marketing, per organizzazione e in generale per i mezzi a disposizione. Forse quindi è il momento di valutare con attenzione quante e quali forze mettere in campo in queste feste eccezionali.

Ma poi c’è l’altra faccia della festa cioè la festa con il Signore, la domenica. E su questo non possiamo che essere i più esperti. “Senza domenica non possiamo vivere” ci ricordano i martiri e infatti la grandezza della domenica sta nella celebrazione della morte e risurrezione di Gesù, la celebrazione della Messa che cambia ritmo alle nostre giornate, ci forza dolcemente a quel prezioso ritiro settimanale che è la Comunione con Gesù.

Anche qui l’oratorio ha molto da insegnare, perché ai nostri ragazzi dobbiamo chiedere lo sforzo di vivere quel giorno in modo diverso, poiché è un giorno diverso. Un giorno per riprendere fiato, un giorno per godere del riposo e per vivere l’amicizia. Lungo quella strada di cui parlavamo prima, la domenica è come la sosta lungo la via.

Senza la domenica del Signore, le nostre vite corrono il rischio di non fermarsi mai, di voler correre continuamente verso un’altra meta, un ignoto che mai ci disseta.

A noi cristiani è chiesto di aiutare il mondo a riconoscere che c’è un tempo per ogni cosa, e che ogni cosa deve avere un suo tempo. Ai nostri ragazzi, tramite l’oratorio, consegniamo un modo di leggere il loro tempo per vivere sereni e così conoscere l’infinito amore del Padre. Compito dell’oratorio è dunque seguire il tempo dell’uomo e dettare i tempi dell’umano, in un continuo alternarsi di normalità ed eccezionalità, sapendo bene che il Signore si mostra all’ora che non sappiamo, ma che con certezza verrà a cercarci.

E tra l’altro, posso dirvelo in confidenza, non è stato difficile trovare la catechista!