decalogo per gli oratori

6. L’oratorio offre per ciascuno una proposta adatta.

Continua la pubblicazione dei commenti per ogni articolo del Decalogo per gli oratori scritto dall'Arcivescovo Mario Delpini e presentato all'inizio dell'anno oratoriano 2018/2019. La riflessione su questi articoli, punto per punto, può accompagnare la prima fase del percorso ORATORIO 2020.

di

Daniela MAPELLI

Ausiliaria diocesana

Dal Decalogo per gli oratori dell’Arcivescovo Mario Delpini


6. Tutti sono chiamati alla felicità e alla santità, ma diversa è la via dei piccoli e quella dei grandi, diversa la via dei ragazzi e quella delle ragazze. L’oratorio offre per ciascuno una proposta adatta.

“Distinguere non è dividere e unire non è confondere” così, trent’anni fa, il mio Parroco spiegava i suoi sforzi per mantenere aperto l’Oratorio femminile, dopo la compianta partenza delle Suore dal mio paese brianzolo.

E noi – tra l’adolescenza e la giovinezza – inizialmente contenti di cogliere l’occasione per fare dei due un solo oratorio, alla fine avevamo capito che la sua posizione impopolare, in realtà, era a favore di un’intelligente promozione affettiva ed effettiva di tutto quanto di bello e originale ci fosse al maschile e al femminile.

Sono cresciuta così, come tanti della mia generazione, in una comunità dove, la distinzione degli oratori non aveva nulla a che fare con la divisione e, parimenti, l’impegno per unire le risorse umane e materiali non è scaduto nel confondere ruoli, capacità, competenze e stili propri del maschile e del femminile.

Non voglio con ciò intonare note di nostalgia, ma solo affermare che è diritto e dovere per chi vive e fa vivere l’oratorio offrire a ciascuno una proposta adatta, oggi, a maggior ragione di ieri, perché disponiamo di più strumenti e di una consapevolezza ancora più grande del valore inestimabile dell’educazione.

Trenta o quarant’anni fa, ad esempio, non si parlava ancora di pre-adolescenza perché le tappe della crescita risultavano sufficientemente descritte dalle categorie di fanciullezza e adolescenza.

Ora è tutto più sfumato, tutto liquido per dirla con l’espressione ormai inflazionata di Bauman, e abbiamo bisogno di ridefinirci e di tracciare linee più chiare di demarcazione dei confini dei nostri territori esistenziali. Abbiamo bisogno di imparare, di nuovo e meglio, a fare distinzione, senza temere di decurtare la libertà ma, anzi, con la certezza di servire in limpidezza e onestà la formazione e la crescita della stessa libertà personale.

Esempi più facili? Ecco: un bambino deve fare il bambino, cioè deve toccare, deve sentire tra le mani un giocattolo da esplorare, da capovolgere, aprire, annusare ed eventualmente spaccare… e non può crescere con un videogioco che catalizza la sua mente su stimoli che vanno subito oltre l’opposizione della materia, del legno o della plastica di cui è fatto.

Ebbene, rimane vero che un bambino, all’oratorio – anche nella periferia di Milano dove abito adesso – può fare il bambino e giocare con giochi di società, con un pallone, con la carta e soprattutto con gli altri bambini… e su questo dobbiamo sentirci in debito di gratitudine.

Dobbiamo dire grazie anche perché un ragazzo più grande, all’oratorio, trova ancora oggi chi si fida di lui, non lo  tratta da bamboccione e gli affida responsabilità che può portare a termine.

Siamo grati che in oratorio si può giocare a calcio e a pallavolo, a biliardino e con la corda, si balla e si spostano tavoli e sedie per celebrare la Messa all’aperto, si colorano i murales e si mangiano le frittelle nel giorno di sant’Agnese e anche in quello di san Giovanni Bosco!

Ringraziamo il Signore e le nostre comunità perché le famiglie, in oratorio, ricevono proposte semplici e possono gustare il buono e il bello di una Domenica Insieme che comincia con la Messa e finisce con il gioco dei ragazzi e la chiacchierata di mamme e papà, dopo il pranzo condiviso e l’attività organizzata.

Non dobbiamo finire di ringraziare perché, all’oratorio, si pregano il Padre Nostro e l’Angelo di Dio, si recitano i Salmi e il Rosario, si fanno la lectio divina e la preghiera spontanea e perchè il coretto, che di recente ha imparato “Via così, nel mondo”, adesso sta facendo le prove per imparare il Veni Creator Spiritus!

Pubblicato venerdì 18 Gennaio 2019
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