Ho già avuto modo di dire grazie per la partecipazione veramente straordinaria degli oratori all’Assemblea di Bollate. È una partecipazione che carica la FOM di grande responsabilità. Insieme vogliamo pensare e costruire il futuro. Non sarà un lancio nel vuoto. Non sarà il giocare d’azzardo, tipico di chi ormai le ha provate tutte e si sente arrivato al capolinea. Non sarà questione di fare pronostici. Sarà invece, la cura paziente e piena di stupore del gracile germoglio che spunta.

L’incontro di Bollate è stato un momento di sinodalità reale, vissuta da tutti. Trovo appropriate le parole di Mons. Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura della nostra Diocesi, a commento del Sinodo dei Vescovi sui giovani.

Il Sinodo a questo livello ci si consegna come un’operazione coraggiosa e al tempo stesso carica di fatica: chiede che si istituiscano luoghi di ascolto reciproco e di confronto; luoghi che permettono di realizzare una conoscenza non superficiale ma frutto dell’incontro, dell’intesa che si approfondisce e si ispessisce nella misura in cui il dialogo procede. Il Sinodo raggiungerà il suo obiettivo se sarà lo stimolo perché tutto il corpo ecclesiale esegua la medesima operazione di incontro e di confronto. Le domande che ci sono state consegnate, i vari questionari prodotti e somministrati, non hanno primariamente uno scopo conoscitivo/informativo, ma devono funzionare come strumenti di relazione, come costruttori di legame. Servono non tanto per quanto ci diranno ma per i legami che sapranno creare.

Consapevole e grato dell’alto momento ecclesiale vissuto, vorrei qui proporre qualche parola di senso per avviare la seconda fase del percorso.

Esprimo innanzitutto il desiderio che la sinodalità diventi il modo di essere abituale di ogni oratorio.Andiamo oltre la logica dell’evento eccezionale. Assumiamo lo stile della partecipazione attiva. Coltiviamo bene gli strumenti che la Chiesa ci consegna: in primis il Consiglio dell’oratorio. Diversi oratori lavorano insieme. Proprio per favorire il cammino comune, è necessario avere cura degli organismi di partecipazione.

Il lavoro sulle schede di attivazione può continuare. Chiedo agli oratori di condividere con la FOM il frutto di questo lavoro interno e locale. Abbiamo bisogno di ascoltare i bisogni e di condividere le analisi. Ma abbiamo soprattutto bisogno di inventare. Ritroviamo il coraggio di inventare proposte nuove per le sfide nuove che incontriamo. Scrivete i risultuati del vostro confronto alla mail dedicata oratorio2020@diocesi.milano.it

Mentre ci avviamo al prossimo anno oratoriano, sarebbe davvero utile togliere dal cassetto il progetto educativo dell’oratorio. Non è molto utile avere un progetto educativo soltanto dichiarativo. Sarebbe interessante rileggere la tradizione ecclesiale alla luce del contesto odierno, per permettere ai tratti salienti e profondi dell’esperienza cristiana di brillare di nuova luce, proprio perché rideclinati e ridetti con linguaggi nuovi dentro la nuova cultura (Mons. Luca Bressan). Detto in altri termini, iniziamo a pensare al passo in avanti concreto che possiamo compiere nel nostro oratorio. Proviamo a muoverci verso il futuro, abitando il presente.

Per compiere dei passi in avanti concreti, sarà necessario assumere dei riferimenti autorevoli. Ne cito due. Innanzitutto il documento finale del Sinodo dei Vescovi, in attesa dell’Esortazione del Santo Padre che uscirà a breve, già ricco di spunti che meritano di essere conosciuti con attenzione. In secondo luogo, il documento finale del Sinodo Minore Chiesa dalle Genti. Sono due testi importanti, che ci aiutano ad essere Chiesa in cammino.

Scarica la nota per la fase 2 che è stata consegnata ai delegati al termine dell’Assemblea.

Video-interventi:
– Introduzione in teatro 
con intervento di don Mario Antonelli, Vicario episcopale
– Intervento dell’Arcivescovo 
– Intervento del Vicario generale

– Video sull’Assemblea degli oratori 2019