I talenti – che non sono solo l’abilità nel fare – ma doni da trafficare perché, così, si possono cambiare le cose. Nella sera fredda e grigia che si fa di pioggia battente, nulla sembra far pensare all’estate che attende, eppure la tradizionale festa – sempre nuova – di presentazione dell’Oratorio feriale, con la consegna da parte dell’Arcivescovo del Mandato agli animatori, c’è e si sente. Piazza del Duomo ne è inondata con l’entusiasmo dei ragazzi, la loro voglia di riflettere e di pregare, di cantare e di ballare al ritmo dei canti oratoriani.
Insomma, tra la “Caccia la tesoro dei talenti”, i laboratori pomeridiani interattivi, le testimonianze, le premiazioni di realtà che si sono distinte, l’animazione, l’annuncio delle tante attività estive pensate per l’esercito di bambini e giovani che frequenteranno l’oratorio tra poche settimane, è davvero una “bella storia”. Non a caso è questo il titolo, appunto, dell’Oratorio feriale 2019.
Mentre cresce l’attesa, l’Arcivescovo, accolto dal “kaire” e da un crescente “Mario, Mario”, arriva in piazza, dove a lungo saluta, quasi uno a uno, i gruppi oratoriani provenienti da tutta la Diocesi, salendo poi, sul sagrato con accanto il vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli e il direttore della FOM e del Servizio per l’Oratorio e lo Sport, don Stefano Guidi.
Si parla della mostra virtuale di Leonardo in 3D, che potrà essere visitata, del meeting degli Oratori, che si terrà a Molfetta dal 4 al 6 settembre prossimi, si pensa già a settembre con il simbolo della piccola barca a vela dell’iniziativa “One foot cup”,- il prototipo viene donato al Vescovo -, si canta l’Inno “Bella storia, Io sarò con te”. Si continua con il pensiero rivolto a “Oralimpics”, l’Olimpiade degli Oratori in programma tra il 28 e il 30 giugno nell’area Mind di Expo, e con “Acquatica Park”, come sempre gettonatissima proposta dell’oratorio feriale – sul palco c’è anche Massimo Achini, presidente del CSI Milano -; si ascoltano, dai protagonisti, belle storie. Come quella di Monica, già animatrice di oratorio, oggi mamma a Comabbio di due bimbi, che salgono con lei e il marito sul sagrato. «Per me fare l’educatrice ha significato mettermi in gioco, conoscere amici e trovare anche l’amore, essendo a servizio di chi il Signore ha messo sul mio cammino. Siate una matita nelle mani di Dio», dice. O come quella di Matteo, 27 anni da poco sposato, operatore dell’Ufficio di Educazione alla Mondialità del Pime, che ha scritto la canzone “Bella la storia dell’animatore” e sottolinea: «La logica dell’oratorio è il dono». O, ancora, come quella dei 6 diaconi, che diventeranno preti ambrosiani il prossimo 8 luglio, che a nome di tutta la loro classe di Ordinazione presbiterale (saranno in totale 15), invitano ad aprirsi alla chiamata del Signore. Su Facebook e Instagram la diretta dell’evento, è seguitissima con like che giungono anche da oltreoceano.
L’Arcivescovo – in sagrato viene posta la croce del Sinodo minore “Chiesa dalle genti” ai cui piedi alcuni ragazzi portano, simbolicamente, dei “talenti”- prende la parola, dopo la lettura del Vangelo di Matteo nella parabola, appunto, dei talenti.

L’INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO

«A tutti voi sono stati dati 5 talenti, metteteli a frutto. Il primo si chiama il passato, cioè la storia che avete alle spalle: siete stati amati, educati, siete stati preziosi per chi vi ha voluto bene. Il primo talento è di essere cresciuti cosi come siete e di essere stati educati proprio nella vostra famiglia, nel vostro oratorio. Il primo talento si chiama “passato”, ma può essere chiamato anche “riconoscenza”. È una bella storia»
«Il secondo talento si chiama presente, perché questo è il tempo opportuno per mettere a frutto le vostre possibilità, per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. Avete possibilità meravigliose: siete giovani, siete bravi, siete intraprendenti e uniti. Questo è il momento giusto per non sprecare il tempo. Il secondo talento si chiama anche “occasione”».
Mentre «il terzo si chiama futuro, ma si può chiamare anche vocazione a diventare figli di Dio, facendo della vita un dono», il quarto sono i ragazzi dell’oratorio «che aspettano da voi un esempio e un’amicizia. Questi ragazzi e ragazze trarranno fuori da voi il meglio che c’è in voi. Si può chiamare anche “servizio”».
Il quinto non può che essere l’appartenenza consapevole alla Chiesa. «Siete dentro una comunità formata da gente di tutte le età, da tutte le genti. Avete intorno persone che vi guardano con affetto, con speranza, con fiducia e trepidazione. Siete stati aiutati a conoscere Gesù nella nostra Chiesa e, adesso, avete la possibilità di essere partecipi della sua vita, confidando nelle sue promesse. Il quinto talento si chiama “Chiesa”, si chiama “comunione”».
Infine, la consegna del Mandato e la benedizione con quell’ultima consegna, ricordando Lorenzo, 17enne dell’oratorio di Casciago morto in un incidente motociclistico pochi giorni fa: «Pensate a tutti i luoghi della terra in cui c’è tristezza».