Molti si fanno domande in questi giorni così difficili, soprattutto i ragazzi che hanno bisogno di capire il senso di questa interruzione della vita ordinaria e di tutto questo male che sembra così vicino, in modo inaspettato. Anche la morte, purtroppo, entra a far parte in modo impressionante della vita di tutti i giorni, anche dei più giovani, a contatto con i numeri di un contagio che rallenta troppo piano, ma ancora di più alla notizia della malattia e, forse, della morte di qualche persona cara.

L’Arcivescovo Mario Delpini ha deciso di rispondere proprio ai ragazzi e alle loro domande.
Lo ha fatto con un video che contiene i messaggi arrivati da tre ragazzi, fra i tanti che mettono in rete le loro inquietudini, le loro paure e le loro sofferenze. L’Arcivescovo risponde proprio ora che ci apprestiamo a vivere i giorni della Settimana Autentica. Che settimana sarà la prossima? C’è il rischio di non lasciarci coinvolgere, di viverla come le altre appena passate. Se manca la partecipazione attiva alle celebrazioni e alle tradizioni dove trovare una linfa nuova, perché sia una settimana “santa” e “autentica”, anche nelle giovani generazioni?

Le domande a cui l’Arcivescovo Mario risponde vanno diritto al cuore della questione e del rapporto con Dio.

Come la domanda di Martina di Sesto San Giovanni: «Ma come facciamo a dire che Dio è buono e che si prende cura di noi?» Come si fa a credere che Dio ci vuol bene, mentre vediamo che l’epidemia continua a fare danni, a fare morti, a fare malati. L’Arcivescovo allora risponde: «Guarda a Gesù e impara da Gesù chi è Dio e come agisce Dio».

Chiara di Cuggiono ha 15 anni e ha mandato il suo messaggio all’Arcivescovo salutandolo come lui ha chiesto ai più giovani: «Kaire! Rallegrati!» Ma forse c’è poco da rallegrarsi in questi giorni. E infatti Chiara va nel profondo del significato della morte, in giorni in cui non possiamo nemmeno celebrare i funerali: «Mi aiuti a capire se ci sia una speranza e quale sia la sorte delle persone che muoiono». Che succede a tutti questi morti? Che ne sarà di loro? L’Arcivescovo invita a scoprire la risposta nel mistero della Pasqua e della Risurrezione di Gesù: «Si può prendere sul serio questa parola: “Chi crede in me non morirà in eterno”. Questa morte che toglie dalla vita precaria che stiamo vivendo non è per finire nel nulla, ma è per entrare nella vita di Dio. Chiedi a Gesù che cosa sta succedendo a quelli che lasciano questa terra».

L’ultima domanda l’ha fatto Jacopo di Milano che ha 11 anni e che ammette di essere un po’ «stufo» di stare in casa e stanco di vedere i propri genitori preoccupati per quello che sta succedendo e per il prossimo futuro: «Mi chiedo proprio come ne usciremo. Che ne sarà di me se niente sarà più come prima? Che ne sarà anche dei miei che rischiano tanto per il lavoro? Andrà davvero tutto bene?». Come andrà a finire? Che cosa capiterà?
L’Arcivescovo ammette con schiettezza: «Non lo so proprio come andrà, le cose non vanno automaticamente. Le cose andranno come le facciamo andare noi… Noi siamo capaci di trasformare le situazioni in occasioni! Gesù risorto ha incaricato i suoi discepoli di scrivere una storia nuova, di aggiustare questo mondo un po’ mal messo. Le cose andranno come le faremo andare. Io vorrei dire “tocca a me, tocca a te, tocca a tutte le persone di buona volontà mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo».

Nel video che mettiamo a disposizione cliccando qui si possono ascoltare le domande e le risposte complete, di un dialogo molto intenso che prende diversi spaccati delle situazioni che vivono i ragazzi e cerca di sistemare tutte le questioni dentro la prospettiva della Pasqua del Signore. Nella schiettezza delle risposte, l’Arcivescovo consegna dunque anche alle comunità educanti il compito di rispondere, con la stessa verità e intensità, interrogando nel profondo la vita dei ragazzi e delle loro famiglie e lasciandosi provocare dalle domande di senso, per trovare nel Vangelo e nel mistero della Risurrezione l’unica risposta possibile.