Sono parole importanti e significative quelle che Papa Francesco rivolge ai giovani nel Messaggio per la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù.

Contengono l’invito ad avere uno sguardo attento sulla realtà circostante e a farsi prossimi agli altri, soprattutto a coloro che gemono e soffrono, allo stesso modo in cui Gesù si è comportato con la vedova di Nain, ridonando la vita al suo unico figlio, che era morto.

“Intorno a noi, ma a volte anche dentro di noi – scrive Papa Francesco – incontriamo realtà di morte: fisica, spirituale, emotiva, sociale. Ce ne accorgiamo o semplicemente ne subiamo le conseguenze? C’è qualcosa che possiamo fare per riportare vita?”.

Da qui nasce l’invito a guardarsi intorno con attenzione, a commuoversi, ad avvicinarsi, ad essere portatori di speranza in questo mondo: questo è stato ed è l’atteggiamento di Gesù, che i giovani (e non solo) sono chiamati ad incarnare nella loro quotidianità: vero antidoto alla depressione, all’apatia, alle prove che la vita sempre riserva agli uomini e alle donne di ogni tempo.

Scrive ancora Papa Francesco: “Le Sacre Scritture riportano spesso lo stato d’animo di chi si lascia toccare “fino alle viscere” dal dolore altrui. La commozione di Gesù lo rende partecipe della realtà dell’altro. Prende su di sé la miseria dell’altro. Il dolore di quella madre diventa il suo dolore. La morte di quel figlio diventa la sua morte”.

Il ragazzo del Vangelo, “era morto per davvero” ed “è tornato in vita perché è stato guardato da Qualcuno che voleva che vivesse. Questo – scrive il Papa – può avvenire ancora oggi e ogni giorno”.

In sintesi, dal Messaggio emerge con forza l’invito ai giovani ad adoperarsi perché la vita prevalga sulla morte; ad essere compassionevoli di fronte al male altrui; disposti a piegarsi sui più deboli, su “coloro che piangono e muoiono nel mondo di oggi”.

A non rinchiudersi nel  “virtuale”, ma a vivere ben radicati nel reale; a non disdegnare la tecnologia, ma ad utilizzarla a fin di bene, per far del bene.

A portare vita là dove c’è la morte, perché questo è il segreto della felicità: “Se saprete piangere con chi piange, – scrive Francesco nel Messaggio – sarete davvero felici”.

Perché questo avvenga, è necessario che i giovani si aprano all’azione dello Spirito Santo: accogliendolo e facendolo vivere dentro il loro cuore, il Vangelo germoglierà, produrrà gesti concreti di prossimità e li farà “alzare”, ridonando loro nuova vita.

E per un giovane “alzarsi” significa sognare, rischiare, impegnarsi per cambiare il mondo, riaccendere i desideri, contemplare il cielo, le stelle, il mondo intorno a lui.

Infine, a conclusione del suo Messaggio Papa Francesco si rivolge ai giovani in questo modo: “Quali sono le vostre passioni e i vostri sogni? Fateli emergere, e attraverso di essi proponete al mondo, alla Chiesa, ad altri giovani, qualcosa di bello nel campo spirituale, artistico, sociale. Vi ripeto nella mia lingua materna: hagan lìo! Fatevi sentire!”.

Ai giovani, quindi, il compito di farsi sentire; agli adulti quello di porsi in loro ascolto e di accompagnarli verso l’età adulta e la progressiva assunzione di responsabilità nella comunità ecclesiale e nella società civile.