L’oratorio è la forma concreta che ogni comunità cristiana ha dato alla cura pastorale dei più piccoli e dei giovani e per sostenere le famiglie nel loro compito primario di educare alla fede. Il cuore dell’oratorio è il Vangelo del Signore Gesù che, in contrasto con le tradizioni culturali del suo tempo, vede nei piccoli la presenza speciale del Padre e chiede quindi ai suoi discepoli di accoglierli, non solo per educarli ma addirittura per imparare da loro. La Chiesa – se vuole essere se stessa e procedere sulla via di Dio – non può fare a meno di questi maestri, che sono i piccoli e i poveri.

Ora che tutto si è fermato, anche l’oratorio ha dovuto chiudere: chiusi i cortili, fermate le attività di incontro e animazione, fermo lo sport. Tutti siamo rimasti nelle nostre case, imparando ritmi di vita e modalità di relazione a cui non eravamo oggettivamente preparati. Ma l’oratorio non si è fermato e si è fatto discretamente accanto ai ragazzi, chiedendo ai genitori di poter entrare nelle loro case per esercitare questa vicinanza della comunità.

In queste settimane, infatti, gli oratori hanno inventato e trovato il modo di stare accanto ai ragazzi. Come? Spesso mediante i social o con le telefonate. Nel cuore dei nostri ragazzi, dei nostri adolescenti e dei nostri giovani – come del resto nel cuore di ciascuno di noi – sono nate domande, paure, preoccupazioni e l’oratorio si è messo discretamente ad ascoltare. Questa situazione chiede a ciascuno di fare i conti con le grandi domande della vita, quelle che scottano.

L’oratorio dovrà saper custodire questo tesoro di vita e di sapienza, questo mare di domande, presente nel cuore dei nostri ragazzi. Passano i giorni e le settimane; sembra che il virus si stia stancando di noi e cominci a lasciarci. La mente va all’estate – è normale – anche perché in questo periodo l’oratorio tradizionalmente si prepara: corsi animatori, programmi, iniziative.

Oggi, quindi, che cosa possiamo fare? Innanzitutto, vogliamo dire alle famiglie che la comunità cristiana c’è e ci sarà, non andrà in vacanza. Abbiamo sottolineato tante volte che i nostri ragazzi rischiano seriamente un vuoto educativo. Nelle prossime settimane le attività lavorative riprenderanno e l’attività scolastica terminerà: manca, almeno fino a oggi, una riflessione seria per assicurare ai ragazzi dei nostri paesi e delle nostre città una presenza e una proposta che sia per loro realmente educativa.

L’oratorio vuole esserci e vuole continuare a stare accanto ai ragazzi, così come ha sempre fatto. Quest’anno sarà essenziale valutare le condizioni per cui tutto questo sarà possibile: siamo in dialogo con le istituzioni competenti per capire le modalità secondo cui questo sarà realizzabile in completa sicurezza.

Dovremo sicuramente dimenticarci per qualche tempo le grandi aggregazioni, i cortili pieni, i grandiosi giochi che coinvolgono centinaia di ragazzi; dobbiamo pensare innanzitutto alla sicurezza dei ragazzi e rassicurare i genitori che rispetteremo i protocolli che verranno elaborati. Non siamo sprovveduti: questa situazione richiede serietà di riflessione e responsabilità, ma, come sempre, siamo pronti a fare qualcosa per accogliere i ragazzi e sostenere le loro famiglie. Ci piacerebbe anche non fare da soli. Forse questa è l’opportunità da cogliere per cominciare a fare insieme, a chiedere aiuto e stringere alleanze educative vere, sempre per il bene dei ragazzi, anche e soprattutto con quei genitori che potranno mettersi al servizio in modo volontario.

Pensiamo all’estate, ma guardiamo anche oltre: a settembre, al nuovo anno pastorale, a nuove modalità di vivere la fraternità e di ritrovarci come comunità. Che bello se questa domanda di novità animasse tutte le nostre comunità e partisse proprio dalle famiglie. Che bello se diventasse la domanda di tutti e non solo di alcuni. Che bello se questa domanda provocasse un’onda dello Spirito capace di rigenerare le nostre vite, il nostro vivere insieme, forse la Terra intera.

Questo è il desiderio: stare accanto ai nostri ragazzi e accompagnare i loro genitori nel delicato servizio educativo, con la rinnovata volontà che le difficoltà presenti e future non siano l’alibi per abbandonare l’impresa del Vangelo, ma siano l’occasione per crescere nella fede comune.