VIA COSÌ è lo slogan dell’anno oratoriano 2018-2019. Proponiamo ai ragazzi che ci sono affidati di riconoscersi in “un popolo in cammino” e di riconoscere insieme la meta del viaggio, ma anche lo stile di chi compie il suo pellegrinaggio sulla terra avendo chiaro l’orizzonte del Cielo: cercare una casa da abitare, accettare il dono dell’accoglienza reciproca, portare la pace, guarire dal male e scacciarlo dalla propria vita, ma soprattutto avere un rapporto di confidenza con il Signore Gesù.
È Lui il punto di partenza per ogni scelta ed è a Lui che si fa ritorno ogni volta, per confermare i propri passi, avere chiaro il senso e la destinazione e continuare ad andare avanti, secondo il Vangelo e, quindi, VIA COSÌ!

La proposta VIA COSÌ è un cammino di santità che non può lasciare fermo nessuno ad aspettare, o immobile senza crescere e progredire, e non può nemmeno permettersi di lasciare nessuno fuori dalla porta del nostro oratorio e dalla comunità, senza che ci sia, per ciascun ragazzo e per la sua famiglia, un’occasione di accoglienza, di incontro e condivisione.

VIA COSÌ è tutt’altro che “si è sempre fatto così”! È una spinta in avanti, rendendosi conto di quanto l’oratorio sia un’opportunità di crescita per ogni ragazzo, rimettendo in campo in modo nuovo tutte le sue potenzialità, cercando sempre nuove risorse, soprattutto nelle persone che incontriamo, mettendole insieme e tirando fuori da ciascuna il meglio di sé, per il bene di tutti.

VIA COSÌ è accogliere la sfida della novità, sapendo quanto bene possiamo fare, generando insieme stupore e bellezza. VIA COSÌ è mettere in pratica lo stile dell’animazione come la chiave di volta che tiene insieme tutte le attività e apre a nuove opportunità e a nuove sfide.

VIA COSÌ è la sfida per “uscire” ad accogliere nuova gente e invitarla a fare parte di un “popolo”. L’oratorio è il “ponte” fra la strada e la Chiesa; può essere soprattutto per i ragazzi un luogo di incontro e di amicizia per tutto l’anno, può diventare una “seconda casa” per loro, in cui si impara la gioia di stare insieme e il prendersi cura gli uni degli altri.

Le occasioni ci sono. L’oratorio ha le sue potenzialità. All’inizio del nuovo anno oratoriano partiamo con slancio, entusiasmo, coraggio, sapendo che crescerà lungo il cammino il nostro vigore…

Seguiamo le indicazione del nostro Arcivescovo Mario Delpini leggendo e recependo la lettera pastorale «Cresce lungo il cammino il suo vigore» (ed. Centro ambrosiano) e, con il suo magistero, andiamo avanti, per la giusta direzione… VIA COSÌ!


L’Icona evangelica
Luca 10, 1-11.16-20

L’Icona evangelica scelta per l’anno oratoriano è la narrazione dell’esperienza dei 72 discepoli in Luca10, 1-11.16-20. Ci facciamo interpellare dall’invio del Signore Gesù che ci chiede di andare, metterci per strada e disporci in una situazione di pellegrinaggio e quindi proseguire e progredire in avanti, VIA COSÌ!

Il Signore Gesù, che è pellegrino verso Gerusalemme, vuole anche che i suoi discepoli siano pellegrini per il mondo. Affida loro un messaggio che è più che mai uno stile di prossimità e vicinanza. L’incontro generato da questo invio fa scaturire la gioia e la pace, ma soprattutto permette di comprendere quale sia la meta del cammino, sperimentando che i propri nomi sono scritti e custoditi nei cieli.

Un approfondimento dell’Icona evangelica è disponibile nel sussidio VIA COSÌ che spediremo in questi giorni.


L’oratorio che dice VIA COSÌ

Il testo di don Stefano Guidi: «L’oratorio che dice VIA COSÌ» è disponibile nel sussidio e nell’ANNUARIO DI PASTORALE GIOVANILE in arrivo a fine agosto in oratorio.

Lo stile dei pellegrini per i ragazzi

La proposta VIA COSÌ chiede ai ragazzi di non restare fermi, di mettersi in cammino accogliendo la vita come un pellegrinaggio. Chiede di non sentirsi soli nel viaggio, ma di accogliere la compagnia di altri “pellegrini” che viaggiano con noi: siamo un popolo in cammino così come ci ha scritto il nostro Arcivescovo Mario Delpini nella sua lettera pastorale «Cresce lungo il cammino il suo vigore».

È più facile restare fermi, ma non è questo che ci chiede il Signore Gesù.

▪ Innanzitutto, mettiamo l’oratorio in movimento. Portiamo fuori i nostri ragazzi a vivere la strada con le sue difficoltà. Organizziamo per loro delle esperienze: la visita ad un Santuario ma anche ad una casa di cura per anziani, ad un luogo dove si fa la carità e il volontariato. Proponiamo con delle uscite la cultura del bene e del bello.

Ci sono diversi mesi davanti a noi. Chiediamo alle comunità educanti dei gruppi di stabilire quali possano essere le mete di pellegrinaggi che non siano solo ideali ma concrete e praticabili.

Ad esempio, naturalmente, il Pellegrinaggio diocesano dei Preadolescenti a Roma quest’anno sarà davvero un’occasione unica per sentirci tutti insieme, come Chiesa ambrosiana, “popolo in cammino”. Che grande opportunità educativa per i ragazzi preadolescenti, soprattutto quelli di terza media.

Ma per ogni gruppo e per ogni fascia d’età, a partire dai ragazzi dell’Iniziazione cristiana si possono prevedere dei pellegrinaggi, in cui ci si mette in cammino insieme, ci si prepara, si accoglie lo stile della sobrietà e del coraggio, e poi si cerca di capirne il senso.

▪ E nel pellegrinaggio della vita di tutti i giorni? Invitiamoli al coraggio. Chiediamogli di riconoscere i propri fratelli nel cammino quotidiano, nei coetanei e negli amici che frequentano lo stesso oratorio o lo stesso gruppo ad esempio, pronti a riconoscere e a scoprire l’amicizia nel volto di nuove persone, e di riconoscersi insieme dei “missionari” in mezzo agli altri, accomunati dal sentirsi insieme “discepoli del Signore”.

Non dovranno “atteggiarsi” da missionari, ma esserlo sul modello dei 72 discepoli che si sentivano poveri di mezzi e, pur nell’entusiasmo del “mandato” da parte di Gesù, sapevano di essere in pochi, sapevano che non avevano molte risorse da portare con sé, se non la pace che avevano nel cuore e l’annuncio che Gesù è vicino a tutti.

Pellegrini, dunque, come quei pellegrini che lungo i secoli hanno percorso le strade, conoscendo solo la loro destinazione. Questi pellegrini si fermavano solo se potevano vivere un’occasione nuova di incontro e un’amicizia nuova. Essere disposti a nuovi incontri e a nuove amicizie è quello che l’oratorio può dare ai ragazzi ogni giorno, nell’informalità del “cortile” e in attività più strutturate, nelle feste e nelle occasioni di preghiera e di gioco, in espressioni come il teatro, la musica, la comunicazione, il servizio per i poveri.

Questo l’oratorio lo può dare, perché i “pellegrini” sappiano fare le soste giuste per ripartire verso la meta: soste in cui fare amicizia, vivere relazioni buone, approfondire reciproche conoscenze è uno scopo che gli educatori dovranno trovare il modo di valorizzare.

▪ Qual è lo stile del pellegrino che dovremo comunicare ai ragazzi? Ecco solo alcuni spunti:

– l’atteggiamento di chi ha i piedi per terra e lo sguardo rivolto al Cielo, grazie alla convinzione che ci viene dalla buona notizia che Gesù ci dà: «rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10, 20)

– la predisposizione ad accogliere tutto ciò che è nuovo e ad avere il coraggio di andargli incontro, con la curiosità e la passione di chi vuole imparare e crescere. Occorre esercitare il discernimento, la capacità di vedere ciò che è buono da ciò che non lo è, ma è per questo che nell’affrontare la novità nessuno deve essere lasciato da solo. La comunità dei discepoli non lascia mai da soli i “pellegrini” in viaggio, li assiste, li nutre, offre loro la speranza dell’essere accolti sempre.

– la convinzione che il regno di Dio è vicino e che il Signore cammina con noi e che lo Spirito rinvigorisce il cammino ogni giorno. Insegniamo ai ragazzi a stare alla presenza di Dio, come compagno di viaggio. Chiediamo loro esplicitamente di credere in Gesù e di fare tesoro ogni giorno della sua compagnia.

– i pellegrini devono essere disposti a fare fatica e ad esercitarsi nello spirito di adattamento. Niente è dovuto ai discepoli in viaggio, anche se hanno diritto al loro nutrimento che è comunque frutto della Provvidenza. L’oratorio insegna ai ragazzi il senso del sacrificio, dell’impegno e della gratuità. Alcune esperienze possono formarli ad accettare quanto viene dato loro e a “tirarsi fuori” per mettere in gioco le risorse che hanno a disposizione. Ognuno in oratorio, per esempio, può darsi da fare accrescendo nel senso di responsabilità e quindi nella stima di sé.

– i pellegrini devono essere disposti a cambiare. Chi si mette in cammino con il suo popolo sa che mentre cammina crescerà e forse più in là nel viaggio si ritroverà diverso da quello che è ora. Diciamo ai ragazzi che stanno crescendo, che possono sempre cambiare e migliorare, che questo che stanno vivendo non è tutto, c’è ben altro da vivere, da affrontare e per cui gioire e che ogni tappa servirà per affrontare meglio la tappa successiva.

– Accogliere che in questo viaggio dipendiamo gli uni dagli altri, possiamo nell’accoglienza reciproca e nel tendere le mani chiedendo aiuto, trovare dall’altra parte un fratello che cammina con te. L’oratorio in questo si impegna a dare sempre una compagnia e una fraternità ai ragazzi che ci sono affidati.